Avete mai predicato lo stesso messaggio in più di una chiesa?

Poco tempo fa, sono stato invitato in una chiesa e mi è stato chiesto di predicare un testo, su cui avevo già predicato circa 2 anni prima. Vorrei approfittare di questa recente esperienza per condividere alcune riflessioni sul riutilizzo di messaggi.

Sicuramente, predicare su un testo già predicato permette di recuperare molto tempo, perché tutta la fase di studio del testo (e fino alla determinazione dell‘idea del testo) è già stata svolta.

Non penso, però, che si possa ripredicare lo stesso identico messaggio ad una chiesa diversa. Come ho già scritto in altri articoli, infatti, la predicazione è l’esposizione di un testo biblico ad uno specifico uditorio. Pertanto, essendo diverso l’uditorio, non può essere esattamente uguale il messaggio.

Tutta le fasi successive alla determinazione dell’idea del testo, devono essere in qualche modo riviste, alla luce di chi ci ascolterà. Ad esempio, le stesse applicazioni e illustrazioni che ho usato per predicare una chiesa con molti anziani non saranno ugualmente efficaci per un gruppo di soli giovani. Oppure, se nella mia chiesa non ho speso molto tempo per illustrare il contesto del libro perché sto predicando una serie di messaggi, lo dovrò sicuramente fare in una chiesa diversa.

Quanto più tempo è passato dalla prima predicazione, poi, tanto più sarà importante anche “rinfrescare” il nostro studio del testo e del suo contesto. Personalmente ho trovato particolarmente utile rileggere tutto il libro nel quale si trova il testo oggetto della predicazione ed in questa rilettura ho anche notato aspetti che non avevo colto pienamente la prima volta che l’ho studiato. D’altronde, la Parola del Signore è “vivente” (Eb 4:12) e le esperienze di vita e gli insegnamenti ricevuti ci permettono di raccogliere sempre più in profondità le ricchezze delle Scritture.

In conclusione, ho anche constatato l’utilità di avere scritto in occasione della prima predicazion un manoscritto completo di tutto il messaggio. A distanza di tempo, non ricordavo diversi particolari del testo e della sua interpretazione e mi è stato utile lavorare su quel manoscritto, adattandolo al mio nuovo uditorio e utilizzando i nuovi elementi che avevo raccolto nello studio del testo.

“Riciclare” un messaggio è una pratica comune a tutti i predicatori, penso, ma ricordiamoci che richiede comunque un tempo di preparazione specifico (da non sottostimare) perché la nostra conoscenza del testo sia “viva” nel nostro cuore e le nostre parole siano indirizzate alle persone che ci ascolteranno.

Ci sono altri aspetti per te importanti su questo argomento? Vuoi condividere la tua esperienza? Scrivilo nei commenti.

Dalla lettura di alcuni articoli che ho scritto finora su questo blog (in particolare quelli che descrivono il “processo di predicazione“) potrebbe sembrare che il metodo sia l’aspetto più importante nella predicazione.

Sono assolutamente convinto dell’utilità di conoscere i principi fondamentali dell’interpretazione di un testo e della comunicazione (molti validi anche per testi che non siano la Bibbia). Molte di queste “regole” ci aiutano a non dire quello che il testo non dice e a comunicare in modo comprensibile la verità biblica. Avere un metodo, poi, è molto utile nei primi anni della nostra esperienza come predicatori, perché ci aiuta a consolidare quelle abitudini che ci permettono di essere “fedeli” alle Scritture.

Il metodo, però, non è l’aspetto prioritario nella predicazione, né la sua descrizione vuole essere l’obiettivo principale di questo blog.

Quello che desidero promuovere, infatti, è una visione.

  • Una visione di Dio che ci ama e che vuole avere una relazione con noi.
  • Una visione della Bibbia come la rivelazione di Dio, attraverso la quale possiamo conoscere il Suo cuore e quello che Lui desidera per noi.
  • Una visione della predicazione che mette veramente al centro Dio e la Sua Parola, che ne comunica correttamente il significato senza preconcetti e ne promuove l’applicazione concreta nella vita di oggi, che tiene conto della personalità e dei bisogni delle persone che ascoltano.

Tutto quello che scrivo (compresi gli articoli che potrei definire “tecnici”) ha lo scopo di illustrare questa visione biblica della predicazione ed aiutare a realizzarla.

La predicazione della Bibbia è stata usata in questo modo da tanti uomini di cui ci leggiamo nelle Scritture e nella storia della Chiesa, attraverso i quali Dio ha prodotto rinnovamenti straordinari. Anche noi oggi possiamo sicuramente raccontare di come Dio ci abbia parlato in modo speciale attraverso il messaggio di uomini che hanno predicato con cuore e sotto la guida dello Spirito la verità della Bibbia.

La mia preghiera e l’intento di questo articoli è che tutto questo possa realizzarsi sempre di più, ogni volta che la Bibbia viene aperta e predicata.

Photo: http://www.loonwatch.com

In alcuni paesi, domani 31 ottobre si celebra il Giorno della Riforma, festività nata per ricordare la Riforma Protestante. Il 31 ottobre 1517, infatti, Martin Lutero affisse le note 95 tesi nel portale della cattedrale di Wittenberg, in Germania.

Voglio cogliere questa occasione per ricordare il ruolo centrale che ebbe la predicazione della Bibbia in questo straordinario movimento. Per farlo vi traduco un brano tratto da uno testi che descrivono la Riforma Protestante, The Unquenchable Flame” (la fiamma inestinguibile) di Michael Reeves. Questo brano descrive il periodo della vita di Lutero successivo alla scomunica da parte del papa Leone X e dell’imperatore Carlo V:

Lutero [...] ritornò a Wittenberg e, anzichè usare la forza per riformare, cercò di persuadere le persone con le Scritture attraverso una semplice e chiara predicazione. Egli credeva che la Parola di Dio dovesse prima convincere le persone e allora le vecchie corrotte strutture sarebbero collassate. Questo è esattamente quello per cui era stato davanti all’imperatore e cioè  che le Scritture dovessero guidare e dettare il pensiero e la condotta. Di conseguenza, Lutero non pensò mai di dovere ideare un grande programma per diffondere la Riforma. Egli voleva semplicemente “dare via libera” alla Parola di Dio e lasciar fare ad essa tutto il lavoro.

Possa questa convinzione nella potenza della Parola di Dio essere di esempio anche a noi oggi!

Il re Salomone esortava suo figlio con queste parole: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, perchè da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23). Anche Gesù disse chiaramente che “è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi…” (Mr 7:21).

Di questa importante verità, dobbiamo tenere conto anche nella nostra predicazione. Se il cuore è il centro dell’uomo, al cuore si deve rivolgere prima di tutto il nostro messaggio. Se desideriamo che la nostra predicazione produca un vero cambiamento nella vita di chi ci ascolta, dobbiamo focalizzarci su ciò che è l’origine di ogni pensiero, desiderio, parola e azione dell’uomo.

Come realizzare questo?

Ci sono diverse implicazioni di questo concetto, che toccano altrettanti aspetti del nostro messaggio (struttura, applicazioni, illustrazioni..).

In questo articolo, però, vorrei portarvi a riflettere su una citazione che ho trascritto tanti anni fa nella lista delle mie frasi preferite:

“Come ho imparato, solo quanto viene dal cuore raggiunge il cuore.” (Ingrid Trobish)

Vuoi raggiungere il cuore di chi ti ascolta? Assicurati che quello che dici arrivi veramente dal tuo cuore.

In questo blog ho parlato spesso di tecniche, metodi, strategie. Naturalmente ritengo che tutto questo sia importante, perchè ci aiuta a comunicare in modo chiaro ed efficace, ma ancora più importante è che quello che predichiamo non sia solo frutto della nostra mente, ma sia l’espressione di un cuore che ama ed è vicino al Signore.

In vista della predicazione, perciò, prepariamo con cura il nostro messaggio, prepariamo con cura quello che diremo, ma, prima di tutto, prepariamo ogni giorno il nostro cuore, curando la nostra relazione con il Signore di cui predichiamo la Parola.

Picture: www.leehansen.com

Con questo articolo, concludo la panoramica della preparazione di un messaggio.

Abbiamo trovato l’idea del messaggio, abbiamo elaborato uno schema e individuato gli elementi che andranno a riempire lo schema. Una predicazione, però, non è solo un insieme di punti e sotto-punti, ma un discorso organico che i nostri ascoltatori possano seguire e comprendere.

Come preparare, quindi, il nostro messaggio ed essere pronti per predicare?

Quello che scriverò ora è la descrizione di quello che io normalmente faccio prima di predicare un messaggio, sulla base dei suggerimenti che ho ricevuto da altri predicatori e della mia personale esperienza. Cercherò anche di spiegare i benefici che ho visto in questo metodo e spero di potere poi raccogliere nei commenti le vostre esperienze.

1. Prima di tutto, scrivo il testo completo del messaggio, parola per parola. Cerco di farlo pensando che non sarà un testo letto, ma ascoltato e quindi, come si dice, scrivo per l’orecchio. Questo richiede parecchio tempo (scrivere velocemente al computer mi aiuta molto) ma mi permette di essere preciso in quello che dirò, di verificare che ogni punto del messaggio sia chiaro e completo e mi facilita anche quando ho la possibilità di predicare lo stesso testo in un’altra chiesa, avendo già un buon punto di partenza su cui lavorare.

2. Quando ho scritto il testo, lo leggo ad alta voce due o tre volte, per verificarne la scorrevolezza e fissarlo nella mia mente. L’ultima volta in cui lo faccio è solitamente appena prima della predicazione.

3. Dopo avere fatto tutto questo, vado al pulpito e predico senza appunti. Ho provato a farlo (con non poco timore..) su suggerimento di un amico ed ho visto subito molti benefici: contatto visivo, maggiore naturalezza e spontaneità, stimolo ad esprimere concetti semplici, chiari e basati sul testo oggetto della predicazione.

Ognuno di questi aspetti può essere sicuramente approfondito, io stesso a volte utilizzo alcune “varianti”, ma per ora mi fermo qui e vi chiedo: come ti prepari per predicare? Cosa hai visto essere utile o meno per te?

 

Photo: http://www.flickr.com/photos/praise711/


Una volta definita la “strategia” del messaggio, è giunto il momento di elaborare lo schema del messaggio e di iniziare a “riempire” questo schema per renderlo un messaggio completo, pronto per essere predicato.

Nel suo libro “La predicazione Biblica”, Haddon Robinson paragona lo schema del messaggio ad uno “scheletro” che deve essere “riempito” per dare origine ad un organismo vivente.

Di seguito, elenco gli elementi che compongono lo schema del messaggio ed il messaggio stesso, con una breve descrizione di ognuno di essi:

  1. Introduzione: prepara gli ascoltatori all’ascolto della predicazione del testo, suscitando interesse e collocando il testo nel suo contesto.
  2. Punti principali e punti secondari: sono la traccia attraverso la quale si sviluppa la predicazione. Ogni punto dello schema è una frase che riassume il contenuto di ogni sezione del messaggio.
  3. Conclusione: riassume in pochi minuti il contenuto del messaggio e in particolare l’idea principale e, senza aggiungere nuovi contenuti, invita ad una risposta personale dell’ascoltatore.
  4. Transizioni: sono le frasi che collegano un punto ad un altro e che legano tra di loro le varie sezioni del messaggio.
  5. Illustrazioni: esempi, storie (bibliche e non) ed altri elementi simili che servono a spiegare e supportare le verità esposte nel messaggio

Nel prossimo articolo, concluderemo la panoramica della preparazione del messaggio vedendo cosa possiamo fare per potere poi correttamente esporre al nostro uditorio quello che abbiamo pensato e raccolto.

Come voglio comunicare l’idea del messaggio che ho formulato? Qual è il modo migliore perchè questa idea sia compresa dalle persone chi mi ascoltano?

Per rispondere a queste domande, devo definire la “strategia” del messaggio, i diversi passi che farò nella mia predicazione, dall’inizio alla fine del mesaggio, per raggiungere il mio obiettivo. Questa strategia è visibile nello schema del messaggio, una rappresentazione sintetica dei punti e dei sottopunti in cui è articolato quello che voglio predicare.

Senza entrare adesso nel dettaglio delle caratteristiche di un buono schema, voglio porre la tua attenzione sugli elementi più importanti su cui devi riflettere per definire la tua strategia.

1. Induttivo/deduttivo

Quando esprimerai nel messaggio la tua idea?

Se lo farai alla fine, il tuo messaggio sarà di tipo induttivo, un approccio che crea una certa ”suspense” negli ascoltatori, in quanto vengono ”accompagnati” alla comprensione di una idea, che può anche essere totalmente nuova per loro.

Se lo farai all’inizio, il tuo messaggio sarà di tipo deduttivo, un approccio dove gli ascoltatori sanno subito quale è il punto centrale della predicazione ed hanno la possibilità di comprenderlo maggiormente durante il messaggio.

Di solito, è più opportuno un messaggio induttivo quando l’idea del messaggio può essere per qualche motivo di più difficile accettazione da parte dell’uditorio. In questo caso, però, è molto importante la transizione tra i vari punti del messaggio per non “perdere” chi ci ascolta.

Un messaggio deduttivo, invece, privilegia la chiarezza e la comprensione, ma nel predicarlo dobbiamo fare attenzione a non limitarci a ripetere l’idea del testo durante tutto il messaggio così da perdere l’interesse di chi ci ascolta.

2. Spiegare/provare/applicare

Cosa farai della tua idea? Di cosa hanno maggiormente bisogno le persone chi ci ascoltano?

Una idea può essere spiegata, quando è nuova e non di immediata comprensione.

Una idea può essere provata, quando è diversa dalle idee che può avere chi mi ascolta.

Una idea può essere applicata, quando si vuole mostrare quali conseguenze pratiche e specifiche debba avere nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni.

Un messaggio può avere tutti e tre questi elementi in punti diversi del suo sviluppo, ma normalmente uno di questi sarà dominante, anche alla luce dell’obiettivo che mi sono posto.

Pensa all’ultimo messaggio che hai predicato. Qual’è stata la tua strategia? 


photo: http://www.flickr.com/photos/waponigirl/

Una volta definito l’obiettivo del nostro messaggio, dobbiamo cercare, ovviamente, di raggiungerlo. Uno dei mezzi più importanti per farlo è la cosiddetta “idea del testo” detta anche “idea omiletica“.

Come suggerisce Haddon Robinson nel suo testo sulla predicazione, se l’obiettivo è il centro del bersaglio che vogliamo colpire, l’idea del messaggio è la freccia che ci permettte di raggiungerlo.

L’idea del messaggio non è altro che una riformulazione dell’idea del testo in una frase, in cui il concetto principale del testo biblico viene espresso con parole relative all’esperienza e alla conoscenza del nostro uditorio e non più al contesto specifico di quel testo.

Ad esempio, riprendiamo il testo di 1° Timoteo 5:1-2:

Non riprendere con asprezza l’uomo anziano, ma esortalo come si esorta un padre; i giovani, come fratelli; le donne anziane, come madri; le giovani, come sorelle, in tutta purezza.

L’idea del testo era: “Timoteo doveva comportarsi nei confronti delle diverse persone nella chiesa come se fossero stati la sua famiglia.”

L’idea del messaggio può essere: “Comportati con gli altri credenti come se fossero la tua famiglia.”

In quest’ultima, come notate, non vi è più il riferimento a Timoteo, ma lo stesso concetto viene applicato a chi ascolta la predicazione,  in modo diretto, sintetico e di facile memorizzazione.

L’idea del messaggio potrà essere espressa durante il messaggio in uno o più punti (anche a seconda della struttura che daremo allo stesso), ma, soprattutto, sarà la base di tutto quello che diremo e ci aiuterà ad orientare meglio il nostro messaggio per raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti.

photo: http://www.flickr.com/photos/globevisions/

http://predicalaparola.wordpress.com/,

Dopo avere “sintetizzato” il contenuto del testo in quella che ho chiamato idea del testo e avere riflettuto su quelli che possono essere i bisogni di coloro a cui parleremo, è bene formulare lo scopo del messaggio. In altri termini, qual è l’obiettivo della mia predicazione? Qual è il “bersaglio” che voglio colpire?

In generale possiamo giustamente dire che lo scopo di ogni messaggio è predicare fedelmente il testo biblico, spiegandolo e applicandolo alla vita di chi ci ascolta.

Quando prepariamo un singolo messaggio, però, è utile riflettere su qual è l’0biettivo specifico che voglio raggiungere. Alla luce del testo (del suo contenuto e del suo scopo) e delle persone che avrò davanti, mi devo chiedere qual è l’effetto che vorrei che la predicazione producesse in loro. Ad esempio:

  • voglio rafforzare un pensiero?
  • voglio correggere una visione sbagliata?
  • voglio motivare a prendere una iniziativa?
  • voglio incoraggiare a proseguire un certo comportamento?

E’ molto utile scrivere in modo chiaro questo obiettivo durante la preparazione. Anche se non lo dirò esplicitamente nel mio messaggio (non sempre è opportuno farlo), avere presente dove voglio “mirare” mi aiuterà a preparare il messaggio e i suoi vari elementi che vedremo nei prossimi articoli.

Nel prossimo messaggio che preparerai, fermati a riflettere e pregare su questo aspetto e chiedi al Signore di guidarti perchè la tua predicazione possa veramente produrre un risultato nella vita di chi ti ascolta.

Con la formulazione dell‘idea del testo si conclude la prima parte della preparazione del messaggio, focalizzata sul testo biblico e indipendente da quello che sarà il nostro uditorio.

A questo punto dobbiamo iniziare a prendere in considerazione il contesto in cui avverrà la nostra predicazione: dove, quando e, soprattutto, a chi parleremo.

Ho già parlato di questo in un precedente articolo, ma ora vorrei condividere quello che normalmente faccio nella mia preparazione di un messaggio.

Una volta completato lo studio del testo mi fermo per pensare in modo specifico a come questo testo si può applicare alla mia vita. Di solito ho già raccolto delle riflessioni durante lo studio del testo, ma ora cerco di non pensare per un attimo che dovrò predicare questo testo per concentrarmi invece su quale effetto questo testo debba avere nel mio cuore e nella mia vita.

Dopo, penso in modo specifico a chi parlerò. Pregando per loro, queste sono alcune domande che mi pongo:

  • Chi sono le persone a cui predicherò il testo che ho studiato?
  • Quale conoscenza possono avere di questo testo?
  • Quali preconcetti possono avere?
  • Quali esperienze possono avere a riguardo di quanto è detto in questo testo?
  • Quali bisogni possono avere?
  • Come questo testo può aiutare queste persone nella loro vita?

La risposta a questa domande (che scrivo nei miei appunti) sarà la base per le fasi successive, quando cercherò di determinare l’0biettivo, l’idea e la sua struttura del messaggio.

Naturalmente rispondere a queste domande ci è più facile quando predichiamo nella nostra chiesa, di cui conosciamo bene le persone. Questo aspetto ci ricorda l’importanza per chi predica di parlare, ascoltare e essere vicino a chi ascolterà la sua predicazione, per potere conoscere quali sono i loro bisogni.

Quando predichiamo in altre chiese che conosciamo meno, siamo in una situazione diversa. In questo caso, ci può essere utile parlare con chi ci ha invitato o con persone di quella chiesa che già conosciamo. Altrettanto utile può essere leggere regolarmente le notizie sulle chiese italiane, visitare il sito web della chiesa o (strumento oggi molto utilizzato!) visitare le pagine Facebook. A volte, anche solo due chiacchiere con qualcuno prima dell’inizio dell’incontro o un veloce sguardo alla bacheca dei comunicati mi sono stati utili per capire meglio quali potevano essere gli incoraggiamenti e le illustrazioni più appropriate da inserire nel mio messaggio.

Se ti stai preparando per la prossima predicazione, ti incoraggio a dedicare del tempo specifico per pregare e pensare a chi parlerai. Se lo hai fatto, puoi condividere nei commenti se ti è stato utile.

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