La terza e ultima caratteristica di una efficace introduzione è: introdurre al corpo del messaggio.

Il corpo del messaggio è l’idea del messaggio sviluppata nei suoi vari punti e l’introduzione al messaggio ha lo scopo di orientare l’ascoltatore verso questa idea.

Pertanto, nell’introduzione è bene prima di tutto chiarire, in modo più o meno esplicito, quale sarà l’argomento della predicazione.

Se il nostro messaggio sarà poi di tipo induttivo (dove l’idea viene completamente espressa solo alla fine), allora ci limiteremo ad introdurre il primo punto. Se, invece, abbiamo scelto un approccio deduttivo, l’idea stessa verrà espressa nella  introduzione. In questo secondo caso, spiegheremo anche che cosa faremo di questa idea nel corso del nostro messaggio: la spiegheremo, ne daremo dimostrazione o la applicheremo (puoi ricordare a questo riguardo quanto scritto sulla strategia del messaggio).

Soprattutto nel caso di un messaggio deduttivo, è importante che l’introduzione lasci interrogativi e domande in sospeso. Come in una bella storia o un bel film, una tensione non risolta è quello che porta ad un ascolto più attento e concentrato.

L’introduzione è un momento cruciale nel messaggio. Curane la preparazione secondo le linee guida che abbiamo visto e aiuterai i tuoi ascoltatori a ricevere il messaggio della Parola di Dio.

Photo: http://www.flickr.com/photos/waltstoneburner/

Nel precedente articolo ho illustrato la prima delle caratteristiche di una efficace introduzione: suscitare attenzione.

La seconda è: mettere in luce i bisogni.

Diversi studiosi della comunicazione hanno osservato che quando una persona riceve delle informazioni che incontrano i propri bisogni apprende più facilmente ed è più propenso a cambiare la propria opinione.

Se il nostro uditore capisce fin dall’inizio che quello che ascolterà dalla Parola di Dio può veramente essere utile e rilevante per i problemi, le necessità e le tensioni della sua vita di ogni giorno, sarà molto più motivato ed attento. Noi sappiamo che la Bibbia è attuale e può soddisfare i bisogni più profondi dell’uomo ed è molto utile mostrare questo fin dall’inizio del nostro messaggio.

Una domanda, una storia, una esperienza personale o una osservazione su un fatto accaduto sono alcuni dei modi attraverso i quali si può mettere alla luce nell’introduzione uno dei bisogni dell’essere umano che il testo biblico andrò poi a soddisfare.  Ad esempio, io ho recentemente usato nei miei messaggi queste frasi:

  • a volte vorremmo avere un’ora in più al giorno” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa è prioritario nell’uso del nostro tempo)
  • forse ci sono nostri amici o famigliari che hanno ascoltato tante volte la Parola di Dio ma ancora non credono” (per introdurre un testo in cui avremmo visto che cosa determina un ascolto della Parola di Dio che porta frutto)
  • a volte mi trovo così sopraffatto e preoccupato per le situazioni e le circostanze in cui sto vivendo da non riuscire a pensare ad altro” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può dare certezza e speranza alla nostra vita)
  • chi non vorrebbe vedere il Signore compiere grandi cose nella nostra vita e nella nostra chiesa?” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può impedire al Signore di operare nella nostra vita).

Nel pensare all’introduzione del tuo prossimo messaggio, ti consiglio quindi di pensare a quale bisogno della nostra vita viene incontro il testo biblico oggetto della predicazione e di mettere in luce questo bisogno fin dall’introduzione.

Non lasciare l’applicazione solo alla fine del messaggio, ma inizia ad individuare l’ambito in cui applicherai il testo fin dall’inizio. Questo aiuterà molto i tuoi ascoltatori e li preparerà meglio a ricevere l’insegnamento biblico.

Nella foto è raffigurata la “piramide di Maslow”, che rappresenta i bisogni dell’uomo. Puoi leggere di più su Wikipedia

Partire bene è molto importante. Ci sono gare sportive come la Formula 1 o la corsa di velocità dove anche solo un piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Anche nella comunicazione e, in particolare, nella predicazione, l’inizio è molto importante. Un buon uso dei primi minuti del messaggio può favorire e aiutare l’ascolto attento dell’intero messaggio.

Nel suo libro “Biblical Preaching” (la Predicazione Biblica) Haddon Robinson spiega che una introduzione al messaggio efficace dovrebbe avere 3 caratteristiche:

  1. suscitare attenzione
  2. mettere in luce i bisogni
  3. introdurre al corpo del messaggio

Mi soffermo ora sulla prima, lasciando le altre per un prossimo articolo.

Suscitare attenzione

Non possiamo assumere che i nostri ascoltatori siano sempre motivati ad ascoltare. Dobbiamo essere onesti nel dire che spesso ci sono distrazioni o preoccupazioni nella mente di chi si siede davanti al pulpito. A volte, anche solo la stanchezza rende difficile la concentrazione. Per questo è importante risvegliare l’attenzione fin dai primi minuti, perchè più andiamo avanti, più è difficile farlo.

I modi per suscitare interesse possono essere diversi. Robinson cita ad esempio:

  • un paradosso
  • una domanda retorica
  • un fatto sorprendente
  • una statistica
  • una battuta
  • una storia
  • un commento provocatorio e cuorioso sul testo (se è già stato letto)

Ricordi una introduzione che hai fatto o che hai ascoltato che è stata particolarmente efficace nel risvegliare l’attenzione? Condividila nei commenti!

Avete mai predicato lo stesso messaggio in più di una chiesa?

Poco tempo fa, sono stato invitato in una chiesa e mi è stato chiesto di predicare un testo, su cui avevo già predicato circa 2 anni prima. Vorrei approfittare di questa recente esperienza per condividere alcune riflessioni sul riutilizzo di messaggi.

Sicuramente, predicare su un testo già predicato permette di recuperare molto tempo, perché tutta la fase di studio del testo (e fino alla determinazione dell‘idea del testo) è già stata svolta.

Non penso, però, che si possa ripredicare lo stesso identico messaggio ad una chiesa diversa. Come ho già scritto in altri articoli, infatti, la predicazione è l’esposizione di un testo biblico ad uno specifico uditorio. Pertanto, essendo diverso l’uditorio, non può essere esattamente uguale il messaggio.

Tutta le fasi successive alla determinazione dell’idea del testo, devono essere in qualche modo riviste, alla luce di chi ci ascolterà. Ad esempio, le stesse applicazioni e illustrazioni che ho usato per predicare una chiesa con molti anziani non saranno ugualmente efficaci per un gruppo di soli giovani. Oppure, se nella mia chiesa non ho speso molto tempo per illustrare il contesto del libro perché sto predicando una serie di messaggi, lo dovrò sicuramente fare in una chiesa diversa.

Quanto più tempo è passato dalla prima predicazione, poi, tanto più sarà importante anche “rinfrescare” il nostro studio del testo e del suo contesto. Personalmente ho trovato particolarmente utile rileggere tutto il libro nel quale si trova il testo oggetto della predicazione ed in questa rilettura ho anche notato aspetti che non avevo colto pienamente la prima volta che l’ho studiato. D’altronde, la Parola del Signore è “vivente” (Eb 4:12) e le esperienze di vita e gli insegnamenti ricevuti ci permettono di raccogliere sempre più in profondità le ricchezze delle Scritture.

In conclusione, ho anche constatato l’utilità di avere scritto in occasione della prima predicazion un manoscritto completo di tutto il messaggio. A distanza di tempo, non ricordavo diversi particolari del testo e della sua interpretazione e mi è stato utile lavorare su quel manoscritto, adattandolo al mio nuovo uditorio e utilizzando i nuovi elementi che avevo raccolto nello studio del testo.

“Riciclare” un messaggio è una pratica comune a tutti i predicatori, penso, ma ricordiamoci che richiede comunque un tempo di preparazione specifico (da non sottostimare) perché la nostra conoscenza del testo sia “viva” nel nostro cuore e le nostre parole siano indirizzate alle persone che ci ascolteranno.

Ci sono altri aspetti per te importanti su questo argomento? Vuoi condividere la tua esperienza? Scrivilo nei commenti.

Dalla lettura di alcuni articoli che ho scritto finora su questo blog (in particolare quelli che descrivono il “processo di predicazione“) potrebbe sembrare che il metodo sia l’aspetto più importante nella predicazione.

Sono assolutamente convinto dell’utilità di conoscere i principi fondamentali dell’interpretazione di un testo e della comunicazione (molti validi anche per testi che non siano la Bibbia). Molte di queste “regole” ci aiutano a non dire quello che il testo non dice e a comunicare in modo comprensibile la verità biblica. Avere un metodo, poi, è molto utile nei primi anni della nostra esperienza come predicatori, perché ci aiuta a consolidare quelle abitudini che ci permettono di essere “fedeli” alle Scritture.

Il metodo, però, non è l’aspetto prioritario nella predicazione, né la sua descrizione vuole essere l’obiettivo principale di questo blog.

Quello che desidero promuovere, infatti, è una visione.

  • Una visione di Dio che ci ama e che vuole avere una relazione con noi.
  • Una visione della Bibbia come la rivelazione di Dio, attraverso la quale possiamo conoscere il Suo cuore e quello che Lui desidera per noi.
  • Una visione della predicazione che mette veramente al centro Dio e la Sua Parola, che ne comunica correttamente il significato senza preconcetti e ne promuove l’applicazione concreta nella vita di oggi, che tiene conto della personalità e dei bisogni delle persone che ascoltano.

Tutto quello che scrivo (compresi gli articoli che potrei definire “tecnici”) ha lo scopo di illustrare questa visione biblica della predicazione ed aiutare a realizzarla.

La predicazione della Bibbia è stata usata in questo modo da tanti uomini di cui ci leggiamo nelle Scritture e nella storia della Chiesa, attraverso i quali Dio ha prodotto rinnovamenti straordinari. Anche noi oggi possiamo sicuramente raccontare di come Dio ci abbia parlato in modo speciale attraverso il messaggio di uomini che hanno predicato con cuore e sotto la guida dello Spirito la verità della Bibbia.

La mia preghiera e l’intento di questo articoli è che tutto questo possa realizzarsi sempre di più, ogni volta che la Bibbia viene aperta e predicata.

Photo: http://www.loonwatch.com

In alcuni paesi, domani 31 ottobre si celebra il Giorno della Riforma, festività nata per ricordare la Riforma Protestante. Il 31 ottobre 1517, infatti, Martin Lutero affisse le note 95 tesi nel portale della cattedrale di Wittenberg, in Germania.

Voglio cogliere questa occasione per ricordare il ruolo centrale che ebbe la predicazione della Bibbia in questo straordinario movimento. Per farlo vi traduco un brano tratto da uno testi che descrivono la Riforma Protestante, The Unquenchable Flame” (la fiamma inestinguibile) di Michael Reeves. Questo brano descrive il periodo della vita di Lutero successivo alla scomunica da parte del papa Leone X e dell’imperatore Carlo V:

Lutero [...] ritornò a Wittenberg e, anzichè usare la forza per riformare, cercò di persuadere le persone con le Scritture attraverso una semplice e chiara predicazione. Egli credeva che la Parola di Dio dovesse prima convincere le persone e allora le vecchie corrotte strutture sarebbero collassate. Questo è esattamente quello per cui era stato davanti all’imperatore e cioè  che le Scritture dovessero guidare e dettare il pensiero e la condotta. Di conseguenza, Lutero non pensò mai di dovere ideare un grande programma per diffondere la Riforma. Egli voleva semplicemente “dare via libera” alla Parola di Dio e lasciar fare ad essa tutto il lavoro.

Possa questa convinzione nella potenza della Parola di Dio essere di esempio anche a noi oggi!

Il re Salomone esortava suo figlio con queste parole: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, perchè da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23). Anche Gesù disse chiaramente che “è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi…” (Mr 7:21).

Di questa importante verità, dobbiamo tenere conto anche nella nostra predicazione. Se il cuore è il centro dell’uomo, al cuore si deve rivolgere prima di tutto il nostro messaggio. Se desideriamo che la nostra predicazione produca un vero cambiamento nella vita di chi ci ascolta, dobbiamo focalizzarci su ciò che è l’origine di ogni pensiero, desiderio, parola e azione dell’uomo.

Come realizzare questo?

Ci sono diverse implicazioni di questo concetto, che toccano altrettanti aspetti del nostro messaggio (struttura, applicazioni, illustrazioni..).

In questo articolo, però, vorrei portarvi a riflettere su una citazione che ho trascritto tanti anni fa nella lista delle mie frasi preferite:

“Come ho imparato, solo quanto viene dal cuore raggiunge il cuore.” (Ingrid Trobish)

Vuoi raggiungere il cuore di chi ti ascolta? Assicurati che quello che dici arrivi veramente dal tuo cuore.

In questo blog ho parlato spesso di tecniche, metodi, strategie. Naturalmente ritengo che tutto questo sia importante, perchè ci aiuta a comunicare in modo chiaro ed efficace, ma ancora più importante è che quello che predichiamo non sia solo frutto della nostra mente, ma sia l’espressione di un cuore che ama ed è vicino al Signore.

In vista della predicazione, perciò, prepariamo con cura il nostro messaggio, prepariamo con cura quello che diremo, ma, prima di tutto, prepariamo ogni giorno il nostro cuore, curando la nostra relazione con il Signore di cui predichiamo la Parola.

Picture: www.leehansen.com

Con questo articolo, concludo la panoramica della preparazione di un messaggio.

Abbiamo trovato l’idea del messaggio, abbiamo elaborato uno schema e individuato gli elementi che andranno a riempire lo schema. Una predicazione, però, non è solo un insieme di punti e sotto-punti, ma un discorso organico che i nostri ascoltatori possano seguire e comprendere.

Come preparare, quindi, il nostro messaggio ed essere pronti per predicare?

Quello che scriverò ora è la descrizione di quello che io normalmente faccio prima di predicare un messaggio, sulla base dei suggerimenti che ho ricevuto da altri predicatori e della mia personale esperienza. Cercherò anche di spiegare i benefici che ho visto in questo metodo e spero di potere poi raccogliere nei commenti le vostre esperienze.

1. Prima di tutto, scrivo il testo completo del messaggio, parola per parola. Cerco di farlo pensando che non sarà un testo letto, ma ascoltato e quindi, come si dice, scrivo per l’orecchio. Questo richiede parecchio tempo (scrivere velocemente al computer mi aiuta molto) ma mi permette di essere preciso in quello che dirò, di verificare che ogni punto del messaggio sia chiaro e completo e mi facilita anche quando ho la possibilità di predicare lo stesso testo in un’altra chiesa, avendo già un buon punto di partenza su cui lavorare.

2. Quando ho scritto il testo, lo leggo ad alta voce due o tre volte, per verificarne la scorrevolezza e fissarlo nella mia mente. L’ultima volta in cui lo faccio è solitamente appena prima della predicazione.

3. Dopo avere fatto tutto questo, vado al pulpito e predico senza appunti. Ho provato a farlo (con non poco timore..) su suggerimento di un amico ed ho visto subito molti benefici: contatto visivo, maggiore naturalezza e spontaneità, stimolo ad esprimere concetti semplici, chiari e basati sul testo oggetto della predicazione.

Ognuno di questi aspetti può essere sicuramente approfondito, io stesso a volte utilizzo alcune “varianti”, ma per ora mi fermo qui e vi chiedo: come ti prepari per predicare? Cosa hai visto essere utile o meno per te?

 

Photo: http://www.flickr.com/photos/praise711/


Una volta definita la “strategia” del messaggio, è giunto il momento di elaborare lo schema del messaggio e di iniziare a “riempire” questo schema per renderlo un messaggio completo, pronto per essere predicato.

Nel suo libro “La predicazione Biblica”, Haddon Robinson paragona lo schema del messaggio ad uno “scheletro” che deve essere “riempito” per dare origine ad un organismo vivente.

Di seguito, elenco gli elementi che compongono lo schema del messaggio ed il messaggio stesso, con una breve descrizione di ognuno di essi:

  1. Introduzione: prepara gli ascoltatori all’ascolto della predicazione del testo, suscitando interesse e collocando il testo nel suo contesto.
  2. Punti principali e punti secondari: sono la traccia attraverso la quale si sviluppa la predicazione. Ogni punto dello schema è una frase che riassume il contenuto di ogni sezione del messaggio.
  3. Conclusione: riassume in pochi minuti il contenuto del messaggio e in particolare l’idea principale e, senza aggiungere nuovi contenuti, invita ad una risposta personale dell’ascoltatore.
  4. Transizioni: sono le frasi che collegano un punto ad un altro e che legano tra di loro le varie sezioni del messaggio.
  5. Illustrazioni: esempi, storie (bibliche e non) ed altri elementi simili che servono a spiegare e supportare le verità esposte nel messaggio

Nel prossimo articolo, concluderemo la panoramica della preparazione del messaggio vedendo cosa possiamo fare per potere poi correttamente esporre al nostro uditorio quello che abbiamo pensato e raccolto.

Come voglio comunicare l’idea del messaggio che ho formulato? Qual è il modo migliore perchè questa idea sia compresa dalle persone chi mi ascoltano?

Per rispondere a queste domande, devo definire la “strategia” del messaggio, i diversi passi che farò nella mia predicazione, dall’inizio alla fine del mesaggio, per raggiungere il mio obiettivo. Questa strategia è visibile nello schema del messaggio, una rappresentazione sintetica dei punti e dei sottopunti in cui è articolato quello che voglio predicare.

Senza entrare adesso nel dettaglio delle caratteristiche di un buono schema, voglio porre la tua attenzione sugli elementi più importanti su cui devi riflettere per definire la tua strategia.

1. Induttivo/deduttivo

Quando esprimerai nel messaggio la tua idea?

Se lo farai alla fine, il tuo messaggio sarà di tipo induttivo, un approccio che crea una certa ”suspense” negli ascoltatori, in quanto vengono ”accompagnati” alla comprensione di una idea, che può anche essere totalmente nuova per loro.

Se lo farai all’inizio, il tuo messaggio sarà di tipo deduttivo, un approccio dove gli ascoltatori sanno subito quale è il punto centrale della predicazione ed hanno la possibilità di comprenderlo maggiormente durante il messaggio.

Di solito, è più opportuno un messaggio induttivo quando l’idea del messaggio può essere per qualche motivo di più difficile accettazione da parte dell’uditorio. In questo caso, però, è molto importante la transizione tra i vari punti del messaggio per non “perdere” chi ci ascolta.

Un messaggio deduttivo, invece, privilegia la chiarezza e la comprensione, ma nel predicarlo dobbiamo fare attenzione a non limitarci a ripetere l’idea del testo durante tutto il messaggio così da perdere l’interesse di chi ci ascolta.

2. Spiegare/provare/applicare

Cosa farai della tua idea? Di cosa hanno maggiormente bisogno le persone chi ci ascoltano?

Una idea può essere spiegata, quando è nuova e non di immediata comprensione.

Una idea può essere provata, quando è diversa dalle idee che può avere chi mi ascolta.

Una idea può essere applicata, quando si vuole mostrare quali conseguenze pratiche e specifiche debba avere nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni.

Un messaggio può avere tutti e tre questi elementi in punti diversi del suo sviluppo, ma normalmente uno di questi sarà dominante, anche alla luce dell’obiettivo che mi sono posto.

Pensa all’ultimo messaggio che hai predicato. Qual’è stata la tua strategia? 


photo: http://www.flickr.com/photos/waponigirl/

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